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"La rivoluzione umana in un singolo individuo contribuirà al cambiamento nel destino di una nazione e condurrà infine a un cambiamento nel destino di tutta l'umanità". (Daisaku Ikeda)

Nascita-Motivazione


Il MOVIMENTO NAZIONALE ITALIA GARANTISTA E RIFORMISTA denominato “ITALIA GARANTISTA”, nasce a Roma come risposta alla dolorosa esperienza personale vissuta da un uomo, caduto vittima di una DRAMMATICA INGIUSTIZIA determinata dall’odio politico.

Il Dott. Pier Paolo ZACCAI, Consigliere Provinciale di Roma, Consulente del Lavoro, è co-fondatore del Movimento insieme al Dott. Domenico Stamato, avvocato penalista, al sig. Pierluigi Mortelliti, scultore ed al sig. Fabrizio Lavenia, elettricista.

Il 1° luglio 2010 P.P. ZACCAI, subisce una selvaggia e violenta aggressione fisica che lo riduce in fin di vita giungendo in ospedale "senza parametri vitali", subendo contemporaneamente accuse per un reato inesistente, proprio da coloro che hanno partecipato al pestaggio.

L'infamante accusa, utilizzata ad arte e divulgata rapidissimamente, attraverso un’operazione politico-mediatica, ha beneficiato della complicità di alcuni poteri appartenenti al sistema, avversi alle istituzioni democratiche, che si sono resi autori di una vera e propria operazione eversiva, violando i diritti fondamentali dell’uomo, il principio costituzionale del diritto di difesa e la dichiarazione universale dei diritti dell’uomo.

Pur subendo tale devastante vicenda, P.P. ZACCAI decide di reagire, e fornire il suo contributo per costruire una società diversa, equilibrata, pacifica, civile, liberale e democratica, costituendo un Movimento nazionale per esprimere una serie di proposte di riforma strutturale dello Stato, necessarie a fornire garanzie di diritti, con l’obiettivo di giungere ad una riforma radicale del sistema attuale, affinché si possano limitare simili ingiustizie in violazione e disprezzo dei diritti fondamentali dell’umanità e consentire ilmiglioramento della qualità della vita della comunità nazionale, il rispetto delle libertà, l’affermazione del principio di uguaglianza.

"Credo quia absurdum" - Credo proprio perché assurdo - Tertulliano e S. Agostino

La storia non è altro che gossip- Oscar Wilde

"La storia è un insieme di menzogne concordate" - Napoleone Buonaparte

Didascalia del simbolo

Il simbolo si contraddistingue dalla presenza della scritta "MOVIMENTO NAZIONALE" in posizione semicircolare superiore, iniziando da sinistra e terminando in posizione destra, formando un angolo piatto imperfetto (poco meno di 180° gradi). La scritta "ITALIA GARANTISTA" è ubicata nella parte superiore centrale interna dell'angolo giro. Entrambe le scritte assumono colore blu francese. Lo sfondo assume il colore grigio chiaro.

Il blu francese rievoca il periodo rivoluzionario francese portatore degli ideali illuministi, razionalisti, sostenitori delle idee di libertà, uguaglianza e fraternità, in opposizione all'ancien regime, autocratico, oppressivo, liberticida, per la nascita della società democratica, del pensiero libero e dei diritti fondamentali dell'uomo.

Nella parte inferiore dell'angolo giro un pugno chiuso stringe un fazzoletto tricolore che sventola.

Il pugno rappresenta la reazione e la rivendica dei diritti, nonchè simbolo di lotta per la emancipazione.

Il fazzoletto rappresenta l'idea popolare e risorgimentale, nel tricolore identifica gli individui con una comunità, svolgendo ruolo di unificazione.
Costituisce simbolo nella sua rappresentazione astratta di patria, diviene emblema nella sua rappresentazione di un'intera nazione.

La scritta "DIRITTI CIVILI" si riconduce idealmente al concetto garantista.

La scritta "RIFORME SOCIALI" si riconduce idealmente al concetto riformista.

I due concetti ispiratori del movimento, che ne costituiscono la matrice ideologica fondamentale.

Sistema e Orientamento


“ITALIA GARANTISTA” è un movimento nazionale di opinione, di pensiero culturale, riformista, di protesta e d'azione. Si rivolge indistintamente alla diversificata stratificazione sociale, a ciascuna identità, uomini e donne, giovani ed adulti, disoccupati, studenti, operai, impiegati, imprenditori, professionisti e pensionati, con l’obiettivo di formare una coscienza collettiva, fondata sui principi liberali e democratici.

Il Movimento intende fornire altresì, forme di assistenza professionale specializzata, prestando particolare attenzione alle categorie più disagiate, si basa idealmente sull’espressione dei concetti garantista-riformista.

Secondo i principi ispiratori del Movimento, le fondamenta di una vera democrazia, si poggiano su uno stabile equilibrio tra potere legislativo, esecutivo e giudiziario. Ad oggi, il nostro Paese, può considerarsi una democrazia imperfetta ed incompiuta, a causa di un palese disequilibrio tra i poteri predetti.

L’interesse primario, quindi, è legato al riconoscimento dei diritti civili, delle libertà e della giustizia sociale per garantire una vita dignitosa dell'uomo, e superare l’attuale crisi delle ideologie ed il conseguente processo di regressione ed involuzione culturale che ha coinvolto la società moderna.

L’uomo affronta il quotidiano nell’ambito di una società ormai priva di ideali, nell’ignoranza delle proprie radici e nella permanente ricerca di un facile benessere economico. Per tale ragione il Movimento intende recuperare ed investire concretamente anche sul ruolo dei giovani e delle donne, componenti sociali prevalentemente escluse dalle possibilità decisionali, avviando un’incisiva azione di contrasto ai vandali della “tangentopoli, affittopoli, sprecopoli, calciopoli, parentopoli e svendopoli”, che hanno caratterizzato i costumi della politica contemporanea.

Il medesimo obiettivo, è perseguito contemporaneamente attraverso azioni con finalità mutualistiche, rivolte al soccorso ed al sostegno reciproco tra gli aderenti, con la meta di infondere nella collettività una coscienza basata sulla coesione e collaborazione, quali requisiti fondanti per una pacifica convivenza.

"Il mondo romano sta crollando" - Sofronio Eusepio Girolamo S.Girolamo 396 d.c.

Elementi Fondanti del Movimento




UOMO
L’elemento centrale è rappresentato dall’uomo (uomo e donna) che costituisce il fulcro del cambiamento, nel contempo punto di partenza e punto di arrivo dello stesso rinnovamento. Nel pieno rispetto delle differenze interindividuali, si considera il presupposto che ogni uomo in sé è uguale a qualsiasi altro uomo, simile a qualcun altro, identico a nessun altro.
Pertanto nell'idea riformista e garantista, è inteso quale soggetto principale, elemento cardine, imprescindibile e fondamentale del processo di ammodernamento sociale.

IDEOLOGIA
L’ideologia, costituisce quel sistema di idee necessario per sostenere l’azione del singolo e delle masse.

FAMIGLIA
La famiglia, quale nucleo fondamentale, fonte di socializzazione primaria del nascituro, deve affermarsi come garante di uno sviluppo sano a partire dalla primissima età evolutiva.

SOCIETA’
La società, quale entità definita, legata da vincoli di appartenenza di lingua, di usi, costumi, consuetudini, assoggettata ad una cultura e a più sub-culture.

NAZIONE-POPOLO
L’idea moderna di Nazione è nata con Rousseau e con la sua concezione dello Stato, quale espressione di un popolo e di una comunità di cittadini. La Nazione costituisce la comunità naturale unita da legami indissolubili di lingua cultura e sangue. Il popolo italiano è costituito, quindi, da tutti coloro che parlano l’italiano, nati da genitori italiani ma che, soprattutto, si riconoscono nelle tradizioni del proprio Paese. La cittadinanza può, tuttavia, essere acquisita e si puo' divenire cittadini italiani.

STATO
Lo Stato è un ordinamento giuridico politico, che per fini generali esercita il potere sovrano su un determinato territorio e sui soggetti ad esso appartenenti. Esso comanda anche mediante l'uso della forza armata, della quale detiene il monopolio legale.

Il concetto garantista


L’uomo nella società contemporanea, complessa, articolata, composita e burocratica, caratterizzata dall’individualismo, si trova frequentemente in difficoltà a causa della costante violazione dei propri diritti e, sempre più spesso, ne invoca la tutela ed il riconoscimento, chiedendo garanzie.

In risposta a questa esigenza si inserisce il concetto garantista, principio costituzionalmente riconosciuto, è quotidianamente disapplicato pur essendo necessario e fondamentale per sostenere le libertà fondamentali dell’individuo.

Con il termine garantismo si intende quindi quell’insieme di garanzie giuridico-politiche e costituzionali, poste a difesa dei singoli e dei gruppi sociali, contro i possibili arbitri dello Stato.

In una società civile e democratica, lo stesso si basa su valori di natura liberale e cristiana. Il Movimento riconosce per tale concetto un significato ampio, ponendolo come baluardo assoluto necessario alla salvaguardia di una vita sociale ed individuale dignitosa e cardine della vera democrazia e libertà.

A ciascuna persona che agisce all’interno di un contesto sociale organizzato e democratico, deve essere garantito sia il diritto alla difesa che la certezza di tale diritto. L’insieme di queste garanzie deve portare, come conseguenza immediata e naturale, all’affermazione del principio di certezza della pena, secondo il quale, chi commette un reato deve essere sottoposto a giusto processo e condannato ad una giusta pena, da scontare nella sua interezza, affinché si possa salvaguardare la parte “sana” della società dalle aggressioni di chi viola la legge (“Dura lex sed lex” – la legge è dura ma è legge).

In tal senso, il nostro concetto di garantismo è recepito attraverso una visione innovativa, riformista ed ambivalente. Il vero garantismo, in sostanza, è reinterpretato con carattere post moderno.

Lo stesso prevede la compresenza di punti di vista diversi ed antagonisti: la garanzia del diritto di difesa, ma anche la garanzia della certezza della pena, i quali, implicano la necessità di un serio programma di riabilitazione e di rieducazione del condannato, affinché possa essere successivamente reintegrato nella società senza nuocere di nuovo (si possono “frenare” i delitti con l’infallibilità della pena e non con la crudeltà della stessa).

Al pari, costituiscono diritti imprescindibili anche la garanzia di un’occupazione, la garanzia di acquistare una casa e realizzare una famiglia, la garanzia di un reddito minimo, la garanzia di una pensione dignitosa, la garanzia ad una sanità efficiente, la garanzia alla tutela delle libertà individuali ed il riconoscimento di ogni diritto civile e sociale. Alla richiesta di diritti si deve tuttavia associare con chiarezza la consapevolezza dei “doveri” a cui è soggetto ogni cittadino.

“Se non ti mobiliti per difendere i diritti di qualcuno che in quel momento ne è privato, quando poi intaccheranno i tuoi, nessuno si muoverà per te e ti ritroverai solo” -
Harvey Milk

Il concetto riformista


Comunemente con il termine riformismo si intende il metodo d'azione politica che, “ripudiando sia la rivoluzione, sia la mera conservazione dell'esistente, tende a modificare gradualmente l'ordinamento politico e sociale tramite riforme”.

Nel linguaggio corrente della politica si parla di riformismo socialista, riformismo cattolico-popolare e riformismo liberal-democratico. Il termine “riformismo” finisce quindi per includere l’orientamento di chiunque voglia riformare l’esistente, in qualunque senso e in qualunque direzione.

Nel nostro contesto, pur conservandone il significato originario, si vuole dare al tale termine un significato differente rispetto alla cultura e all’azione politica corrente. In Italia il concetto di riformismo è stato finora inteso in senso limitato, rivolto esclusivamente a quelle culture politiche che perseguono un’ “innovazione”, mirante a realizzare maggiore eguaglianza sociale anche attraverso la lotta alle discriminazioni e alle prevaricazioni.

Il movimento garantista-riformista crede, invece, che lo sviluppo debba avvenire attraverso l’introduzione di nuove ed alternative forme organizzative dello Stato.

Non è possibile incidere in modo risolutivo sulle problematiche del Paese attraverso prospettive di breve respiro, amministrando esclusivamente il quotidiano con la continua emanazione di interventi “tampone” generati dalla contingenza. E’ quanto mai indispensabile improntare un programma di riforme di medio-lungo termine, che investano temi fondamentali, come la giustizia e la fiscalità, sino a rinnovare la struttura stessa dello Stato.

“La vera misura di un uomo non si vede nei momenti di comodità e agio, ma nei momenti in cui affronta sfide e controversie”- Martin Luther King 1929-1968

“Memento Audere Semper” (Ricorda di osare sempre) - Gabriele D’Annunzio

Ambiti di discussione


Fondamentalmente il cittadino reclama diritti e chiede garanzie, ritenendo che questi siano costantemente negati e disattesi.

Per tale ragione il Paese necessita inderogabilmente di riforme strutturali al fine di consentire il progresso e la crescita economico-sociale, mediante il riconoscimento e la tutela di questi diritti.

Gli obiettivi si possono raggiungere con una grande mobilitazione di massa, di tipo social popolare, che può originarsi esclusivamente con la nascita di una coscienza comune orientata al cambiamento. A tal proposito è indispensabile assicurare alcuni principi fondamentali, avviare specifiche riforme da attuarsi a medio-lungo termine e garantire alcune forme di tutela considerate basilari.


1. Principio dell’applicazione effettiva della Costituzione ed introduzione di modifiche in grado di contestualizzare il testo normativo alla società contemporanea senza, tuttavia, intaccarne i principi fondamentali. In un’ottica funzionale e ad ampio raggio, è necessario ridisegnare un quadro istituzionale più snello e flessibile, attraverso una riforma che investa tutti i campi sociali, lavorativi ed associativi ed arrivi a prevedere una revisione dell’art. 46 che introduca la partecipazione dei lavoratori agli utili delle imprese.

2. Principio dell’uguaglianza sociale perseguibile attraverso l’abbattimento dei privilegi concessi ad alcune categorie definite “CASTE” e la rottura dei vecchi sistemi settari. In tale contesto, si pone anche la riduzione dei privilegi concessi a coloro che espletano ed hanno espletato mandati politici. Attualmente numerose categorie sociali in Italia godono di eccessivi privilegi, generando una sostanziale disuguaglianza tra i cittadini.

Così come sono stati aboliti i titoli nobiliari, un vero sistema democratico deve abolire l’esistenza delle caste. Solo per fare un esempio, bisogna considerare che in Italia esistono circa 629.120 autoblù a fronte di 73.000 presenti negli USA, 65.000 in Francia, 54.000 in Germania, cifre che diminuiscono ulteriormente in tutti gli altri paesi europei. Già nell’anno 2005, in Italia si contavano 198.596 mezzi.
Importante porre attenzione anche alla risoluzione della questione del Trentino Alto Adige ove, una minoranza etnica e linguistica, prevarica i diritti nazionali della maggioranza costituita dagli italiani. L’azione deve orientarsi a garantire l'uguaglianza sociale tra le popolazioni residenti e un equilibrio che consenta la tutela delle minoranze linguistiche, in ossequio dell'art. 6 della Costituzione. Non è ammissibile che nel territorio nazionale italiano, una lingua straniera prevarichi la lingua della comunità nazionale italiana (vedi nella fattispecie la cartellonistica stradale). Storicamente, a conclusione del primo conflitto mondiale, il Trattato di Saint Germain del 1919 assegnò la regione (chiamata “Venezia Tridentina”) al Regno d’Italia. Tale annessione sancì l’accorpamento, oltre che del Trentino, anche della popolazione che abitava nella parte nord della provincia di Bolzano. Pertanto, nel pieno rispetto delle minoranze etniche ladine e tedesche, il territorio in questione è oramai parte integrante dei nostri confini nazionali.

L’ostruzionismo ancora oggi portato avanti dalle predette minoranze si manifesta in diverse forme e modalità, tra le quali il rifiuto del Presidente della Provincia di Bolzano, di aderire alle festività per i 150 anni dell’Unità d’Italia. Tale rifiuto, che ha portato ad un intervento diretto del Capo dello Stato, è da considerarsi offensivo verso l’intera comunità italiana che egli stesso rappresenta nella sua veste istituzionale.

3. Principio dell’educazione civica per ricreare le fondamenta della società, in parte disgregata e viziata, favorendo l’insegnamento dei diritti e doveri dei cittadini. Un appropriato programma educativo del futuro cittadino deve realizzarsi già nel corso della prima età evolutiva, tramite le istituzioni scolastiche. Tale programma deve rivolgersi anche ai settori lavorativi pubblici e privati, quindi è quanto mai fondamentale investire ampiamente sulla cultura e sull’educazione. La cultura intesa in ogni suo campo di applicazione, basti pensare al primato italiano relativo al patrimonio artistico, ove la sola regione Veneto, ne possiede in misura superiore all’intera Francia.

4. Principio della meritocrazia e tecnocrazia nelle scelte legate all’assegnazione degli incarichi pubblici per uno Stato forte, produttivo ed equo, in grado di competere a livello internazionale senza utilizzare forme di sfruttamento dei lavoratori. L’Italia è un Paese di “maneggioni”, ciascuno deve arrangiarsi ed allora si ricorre alla raccomandazione, detta “aiutino”, “spintarella”, “appoggio”, “intercessione”, “segnalazione”, ma segnalando le persone sbagliate per il posto sbagliato, il sistema Paese sta scontando le sue pene.

5. Principio della solidarietà sociale, attraverso la devoluzione ai Comuni, con legge costituzionale, di fondi vincolati a tale scopo. E’ inoltre necessario incentivare e valorizzare il mondo dell‘Associazionismo, del volontariato e della Protezione Civile, per garantire sostegno materiale e morale verso i disagiati.

6. Riforma della Pubblica Amministrazione. Semplificazione delle procedure e dei procedimenti per una facile accessibilità collettiva, al fine di eliminare l’aspetto interpretativo soggettivo, primo elemento usato arbitrariamente e fonte di disparità di trattamento a cui è sistematicamente sottoposto l’individuo. Il moltiplicarsi di norme, leggi, regolamenti, procedimenti ed adempimenti, costituisce fonte di assenza di chiarezza e trasparenza. Tale riforma deve portare contestualmente alla costituzione di una categoria professionale riconosciuta, uniformemente e specificatamente formata, adibita alla redazione dei testi normativi.

7. Riforma della giustizia, perseguendo la strada volta alla separazione delle carriere dei magistrati e dell’introduzione della responsabilità civile dei giudici. L’amministrazione della giustizia, infatti, deve avere come scopo prioritario il perseguire e il preservare gli interessi della comunità e non di chi svolge la funzione giudicante. Il fine perseguito in questo ambito deve condurre, quindi, all’eliminazione del concetto di “intoccabilità” dei magistrati, affinché anche questi possano rispondere degli errori giudiziari compiuti, al pari di qualsiasi altro cittadino che opera per conto ed in nome della Pubblica Amministrazione.
Per completezza, la riforma del sistema giudiziario dovrà assicurare il c.d “giusto processo” garantendo la reale attuazione, finalmente, del precetto costituzionale che attribuisce al cittadino il diritto di essere giudicato da un giudice “terzo ed imparziale”. Tale diritto, potrà essere riconosciuto solamente attraverso la separazione delle carriere dei giudici e dei pubblici ministeri. Il “comparto giustizia” necessita urgentemente importanti riforme. Basti pensare che, ad oggi, sono quasi 9.000.000 i procedimenti pendenti davanti ai tribunali del nostro Paese, 5.425.000 civili e 3.262.000 penali. In media, sono necessari quasi tre anni per ottenere una sentenza di primo grado, mentre, sempre in media, ogni giorno 7 processi su 10 vengono rinviati. I giudici impiegano una media di 5 anni per stabilire l’innocenza o la colpevolezza di un indagato/imputato e a causa di questi ritardi, molto spesso dei criminali riacquistano la libertà.
L’attuale ordinamento della giustizia italiana, di fatto, è fonte di gravi ingiustizie, pertanto è necessaria una riforma radicale del sistema giudiziario non ulteriormente rinviabile. Dal dopo guerra ad oggi, si calcolca che in Italia ci siano nel complesso 4.000.000 di perseguitati dalla “mala giustizia”, ritenuti successivamente innocenti. Il sistema giudiziario è responsabile della spesa di circa 40.000.000 l’anno per i risarcimenti ai malcapitati.

8. Riforma del Sistema Sanitario Nazionale. L’attuale sistema sanitario, a causa di gravi inefficienze gestionali dovute ad ingerenze di natura politica, non riesce a garantire cure immediate e tempestive. E’ necessario sollecitare la nascita di un dibattito sull’efficienza del comparto sanitario nazionale eliminando, contestualmente, qualsiasi ingerenza politica nelle nomine inerenti il comparto sanità. Le nomine nella sanità pubblica, sono stabilite infatti, dall’ente Regione attraverso i partiti che scelgono i direttori generali delle ASL, compresi i direttori amministrativi e sanitari, compiendo una vera e propria “lottizzazione” politica. Tale sistema deve essere modificato assicurando il criterio meritocratico. Le nostre strutture sanitarie sono in parte assegnate ad alcune persone per nomina politica e non per competenza e professionalità, determinando la fuga nei paesi esteri di buona parte dei nostri migliori medici, tristemente conosciuta come la “fuga dei cervelli”. Il pronto soccorso nelle grandi città, è al collasso. Per una visita si possono attendere anche dieci ore, tanto da poter essere ridefiniti “ritardato soccorso”.

9. Riforma della legge elettorale. L’attuale sistema elettorale, non garantisce la piena realizzazione dei due principi fondanti della democrazia: la rappresentatività e la meritocrazia. Per eliminare le distorsioni del sistema attuale, è necessaria la reintroduzione del sistema proporzionale, con preferenza esplicita sul candidato, l’eliminazione delle liste bloccate e dei collegi elettorali e l’abbattimento dello sbarramento attuale dal 4 % al 2 %, per favorire la rappresentatività delle minoranze. Semplificazione del sistema elettivo, attualmente troppo diversificato ed articolato, fonte di confusione e incomprensibilità, nonché ulteriore causa di astensionismo e brogli elettorali. La prima causa di incertezza e di “assenza” di chiarezza e democraticità si genera, infatti, in cabina elettorale ove, il cittadino elettore, deve confrontarsi con modalità complesse e diversificate per eleggere i candidati.

10. Riforma fiscale. L’obiettivo è volto alla semplificazione e alla realizzazione dell’equa partecipazione all’imposizione tributaria, ridistribuendo la ricchezza nazionale. L’attuale sistema fiscale ha sostanzialmente fallito. Basti considerare che 10.000.000 (dieci milioni) di italiani non versano alcuna ritenuta IRPEF, semplicemente dichiarando redditi più bassi della soglia minima prevista per tale contribuzione, usufruendo delle detrazioni previste dalla legge stessa. Si aggiungono inoltre 31.000.000 (trentuno milioni), il 74% del totale, che versano un’imposta media netta di soli € 4.701, mentre, solo l’1% della popolazione complessiva, dichiara redditi superiori ai €100.000. Nel nostro Paese, ad oggi, si stimano 38 miliardi di euro di evasione fiscale. L’attuale sistema di imposizione tributaria che colpisce direttamente il reddito delle persone fisiche (imposte dirette), è palesemente fallito. Occorre, quindi, una riforma sostanziale che tenga conto del principio di semplificazione e di equa distribuzione della ricchezza.

11. Tutela incondizionata dell’infanzia, nucleo fondamentale del futuro tessuto sociale che deve godere di difesa universale, illimitata ed esclusiva, beneficiare di appropriata educazione ed istruzione pubblica, con pari opportunità. Applicazione del disegno di legge contenente disposizioni in materia di soppressione del tribunale dei minori, e delegificazione dei compiti attribuiti ai servizi sociali comunali.

12. Tutela dei diritti degli italiani detenuti all’estero. Attualmente, sono circa 2.905 gli italiani detenuti nelle carceri estere. Secondo una rilevazione statistica e una constatazione storica, molti di questi hanno scontato delle pene detentive per essere solo successivamente riconosciuti innocenti. La limitatezza dei poteri di intervento riconosciuti alle ambasciate ha molto spesso condotto ad un sostanziale “abbandono” del malcapitato, fagocitato dalle maglie della giustizia di un Paese straniero. Occorre, quindi, prevedere delle specifiche figure di collegamento, competenti nella legislazione dei Paesi coinvolti e in grado di tutelare e garantire il rispetto dei diritti dei nostri connazionali all’estero.

13. Tutela ambientale. La vita dell’uomo è possibile attraverso un programma di salvaguardia ambientale rigoroso. Attualmente gli agenti inquinanti di ogni genere (elettromagnetico, atmosferico, radioattivo etc.), hanno superato i limiti e le soglie di tollerabilità in numerose città. A tutto ciò devono aggiungersi le azioni criminose perpetrate dalle ecomafie che devono essere adeguatamente contrastate. Si devono tutelare e bonificare le nostre acque ricorrendo alle tecniche dell’ingegneria navale italiana per rilanciare efficacemente il comparto turistico.


Gli argomenti appena descritti sinteticamente sono solo alcuni degli obiettivi che il Movimento si prefigge, gli stessi costituiscono traguardi fondamentali e indispensabili per compiere la rivoluzione democratica e liberale auspicata.

Un ruolo fondamentale sarà poi svolto dall’istituzione di un Comitato Scientifico composto da esperti che, partendo da questi spunti, sarà in grado di elaborare specifici disegni di riforma, da sottoporre agli organismi competenti.

Per i garantisti/riformisti il cammino è equiparato a quello di una missione social-rivoluzionaria, attraverso la divulgazione delle parole giustizia e libertà, principi antesignani e precursori di un nuovo MESSIANESIMO.

Ricorrendo ad interventi diretti e partecipati della base sociale, il Movimento, riveste proprietà e carattere pacifico spinto dalla mobilitazione popolare contro il sistema politico-sociale attuale palesemente degenerato.

“Se voi non vi curate di entrare nelle file dei cortigiani siete automaticamente in quelle dei nemici e vi si annienta.” - Voltaire

“Non aspiro ad un’introduzione a corte non ho timore di sfidare il sistema, temo invece la mia coscienza che tace” - Pier Paolo Zaccai

“Se non hai il coraggio di correre dei rischi per i tuoi ideali o non vali niente tu o non valgono niente i tuoi ideali”- Ezra Pound

Rivoluzione Riformista Garantista


Con il termine Rivoluzione s'intende, storicamente, il mutamento rapido e violento di un precedente assetto politico e il sorgere di un nuovo modello di Stato. Nel periodo illuminista razionalista, si faceva riferimento ad idee ed aspettative di trasformazione sociale che avrebbero portato l'uomo ad uscire dal proprio stato di “minorità”, attraverso la valorizzazione dell’individuo.

Dopo la Rivoluzione francese, il termine “rivoluzione” assume nel vocabolario politico-democratico una valenza positiva, apparendo come momento necessario ed ineliminabile per lo sviluppo delle istituzioni politiche e il progresso dell’umanità.

Per il Movimento, lungi dal pensare a forme violente di azione, la Rivoluzione va intesa come un nuovo Risorgimento, che mira alla rinascita culturale, politica e al riscatto di un popolo offeso e annichilito dalla crisi delle ideologie.

Il termine “rivoluzione” investe l’ambito CIVICO, CULTURALE, IDEOLOGICO, SOCIALE, POLITICO ed ECONOMICO.

La prima rivoluzione avviene all’interno del Movimento, il quale intende svilupparsi sul territorio nazionale partendo dalla base sociale, che aderisce e partecipa alle attività dello stesso, favorita dal principio delle pari opportunità. In altri termini, nella gerarchia interna non si distribuiscono incarichi dall’alto, determinati dalle scelte di un’oligarchia, ma si conquistano incarichi e ruoli sulla base dell’impegno personale, delle singole capacità e competenze e della valutazione obiettiva dei risultati raggiunti, nel pieno rispetto del principio meritocratico. Tale metodo, costituisce l’opposto di quanto applicato nell’attuale partitocrazia, che ha dimostrato il suo pieno fallimento, poiché si è avvalsa unicamente di forme di nepotismo, soffocando ed emarginando le capacità e le risorse dell’individuo.

“Chi semina virtù, fama ricoglie” - Leonardo da Vinci

“Fatta l'Italia bisogna fare gli italiani” - Massimo D'Azeglio

Conclusioni


L’attuale decadimento e la degenerazione della politica, hanno prodotto un grande bisogno di rinnovamento al fine di integrare la società all’interno in un nuovo modello di Stato per formare una nuova nazione post-moderna. L’essenza stessa della “Nazione” deve compenetrarsi con il significato profondo del termine società mediante il concetto sviluppato dal sociologo funzionalista Emile Durkheim (1858-1917), secondo il quale la società non è una semplice somma di individui; al contrario, il sistema, formato dall’associazione degli individui stessi, rappresenta una realtà specifica dotata di caratteri propri, tanto da costituire un’entità diversa con specifiche peculiarità. Indubbiamente nulla di collettivo può prodursi se non sono date le coscienze individuali, ma questa necessaria condizione, non è da sola sufficiente. Occorre anche che queste coscienze siano associate e combinate in modo da interagire tra loro attraverso l’introduzione di regole giuridiche. Da questa combinazione di coscienze risulta un tessuto sociale capace di confrontarsi con senso civico e costruttivo. Aggregandosi, penetrandosi, fondendosi, gli individui danno vita ad un nuovo organismo sociale integrato e capace di interagire, che costituisce un’individualità psichica di nuovo genere. La centralità spetta agli individui in quanto componenti della società-organismo, che supera e trascende la loro semplice somma. L’individuo può conoscere e modificare la società, influenzandola attraverso le proprie azioni e i propri pensieri.

L’azione “educativa” del Movimento parte dall’idea di emancipare l’uomo attraverso una trasformazione sociale, ideologica e culturale che coinvolga le masse senza compromessi. Il processo riformatore deve indurre alla nascita spontanea di una coscienza collettiva, stimolata dalla rivalsa di tutte quelle vittime quotidiane di ingiustizie sociali perpetrate da “ORGANISMI” strutturati, consolidati, che si crogiolano nel loro potere, raccolti nella difesa settaria di una casta.

L’assetto attuale formalmente si poggia su un sistema di garanzie contenute nella Costituzione, la legge fondamentale del nostro Stato entrata in vigore il 1° gennaio 1949. Una “rivoluzione” del sistema non può prescindere da una contestuale, parziale revisione della Costituzione stessa, al fine di renderla il cardine della vera giustizia sociale, in senso pienamente concreto. Tale passaggio obbligatorio deve contenere proposte per riforme strutturali, che conducono ad una società più equilibrata, abbattendo i privilegi di appartenenza ancora presenti nel nostro Paese e che favoriscono forme di discriminazione sociale.

Per ciò che attiene la tutela della sfera privata dell’individuo, si abbraccia il pensiero di John Stuart Mill, economista filosofo e politico inglese, secondo il quale l’individuo è libero di raggiungere la propria felicità come meglio crede e nessuno può costringerlo a fare qualcosa con la motivazione che quella cosa sia meglio per lui, ma potrà al massimo consigliarlo. Solo qualora si cagionino danni ad altri è possibile “interferire” sulla sua libertà di azione, poiché “l'umanità è giustificata ad agire nei confronti del singolo allo scopo di proteggersi”. Secondo tale logica, quindi, lo Stato è giustificato ad indirizzare la vita degli individui solo quando il comportamento di uno di essi danneggia gli altri.

Il ruolo educativo è rivolto alla consapevolizzazione di ciascun cittadino dei propri diritti e doveri e si associa al fine di mutuo soccorso che il Movimento persegue tra i suoi aderenti e simpatizzanti.

Per superare una tendenza oramai consolidata della politica nazionale e locale ed eliminare i fenomeni di degenerazione e clientelarismo, quali “tangentopoli”, “sprecopoli”, “affittopoli”, occorrono delle riforme solide e intransigenti a sostegno del concetto di rispetto della cosa pubblica, che non può essere trattata o utilizzata alla stregua di un bene privato.

La valorizzazione del bene pubblico e la sua tutela implicitamente ha in sé i principi di tutela della collettività e dell’interesse comune. A voler fare solo un esempio, l’annoso fenomeno di “affittopoli” cesserebbe attraverso una ricognizione del patrimonio pubblico, la sua conseguente informatizzazione e l’aggiornamento catastale con conseguente adeguamento dei canoni locativi. In tal modo, infatti, il patrimonio sfitto o mal utilizzato, potrà essere reimpiegato con criteri economici più congrui, perseguendo il principio di efficacia ed efficienza. Inoltre, la classe politica che “utilizza” beni pubblici, dovrà corrispondere un canone locativo congruo, tenendo sempre presente che già lo Stato gli riconosce laute retribuzioni per il ruolo ricoperto.

Gli immobili sfitti potrebbero essere dati in gestione ad Associazioni o Enti che si siano distinti grazie ad iniziative di carattere sociale e/o mutualistico, affinché possano utilizzarli per scopi solidaristici. Solo a Roma, il patrimonio pubblico sfitto potrebbe porre rimedio alla costante esigenza abitativa.

Per proseguire negli esempi, si potrebbe limitare il dilagare del fenomeno di “parentopoli” dando finalmente attuazione piena al principio meritocratico. L’ “indicazione” di una specifica persona può considerarsi accettabile, esclusivamente se la stessa possiede i requisiti oggettivi e soggettivi che la rendano idonea a ricoprire un determinato ruolo. Questo valore morale ha radici lontane: il Corano, ad esempio, insegna che un uomo di governo non assegna un ufficio ad un uomo non qualificato per quel compito, poiché una simile azione costituirebbe un peccato contro Dio e contro lo Stato. Purtroppo, nella morale comune della società italiana, il senso di dovere verso la collettività, ha scarso valore e riconoscimento. In altre parole, tra gli italiani si è diffusa sempre più una percezione distorta del senso dello Stato, affievolendo e deteriorando in modo sensibile il sentimento di appartenenza alla cosa pubblica. Ciò conduce ad orientare i pensieri e le azioni esclusivamente verso interessi di natura personale a scapito della tutela e della salvaguardia del bene comune.

Le conquiste sociali, storicamente, sono state ottenute mediante la lotta di classe e l’impegno civico, basti pensare che nel 1870 solo il 2% della popolazione aveva diritto al voto, nel 1882 si passa al 12%, nel 1912 la popolazione maschile conquista il suffragio universale, le donne sono state private del diritto al voto fino al 1946, vero momento di suffragio universale. La comunità nazionale deve impegnarsi per le vere conquiste sociali del ventunesimo secolo, consistenti nella reale affermazione di una democrazia palesemente incompiuta, nell’affermazione delle libertà e per la redistribuzione della ricchezza controllata dalle caste e dall’oligarchia del capitalismo internazionale, che ha depauperato progressivamente la collettività.

Se decidi di aderire stai scegliendo la rivoluzione civica, sociale, culturale, ideologica. Politica ed economica.


 

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“Vivere sconfitti e privi di gloria è come morire ogni giorno”- Napoleone Buonaparte

PROPROSTA ABOLIZIONE TRIBUNALE DEI MINORI: UNA VECCHIA E OTTIMA PROPOSTA LASCIATA NEL DIMENTICATOIO

pubblicata da Domenico Marigliano il giorno giovedì 6 ottobre 2011 alle ore 22.00

 

 

RIPARTIRE DALLA LEGGE DEGLI AFFETTI

 

 

 

 

La discussione che si è aperta a partire dalle riflessioni della filosofa Luisa Muraro sul rapporto tra umanità e legge a favore dell'abolizione del Tribunale dei Minori proposta dal Ministro Castelli, vede in primo piano due autorevoli interlocutrici. Incondizionatamente d'accordo con la filosofa è Aurora Lusardi, avvocata esperta in diritto di famiglia, che insieme alla collega Sonia Viale entrambe sono consulenti del Governo ha materialmente steso il disegno di legge che riforma la giustizia minorile.

 

 

Decisamente contro, invece, Livia Turco, ex Ministro degli Affari Sociali (.....).

 

 

" Tutta la materia legislativa sulla famiglia va risistemata" esordisce Lusardi. " L'ultima riforma del diritto di famiglia risale al 1975, con successive stratificazioni. Il governo ha deciso di cominciare da quella che da anni i giuristi segnalano come un'emergenza. Nelle norme e nelle procedure a tutela dei minori c'è qualcosa che non va. E l'esperienza lo conferma."

 

Quando e perché fu istituito il Tribunale dei Minori ?

 

 

" Nel 1934, per dare protezione agli orfani di guerra. E' un tribunale speciale, composto da due giudici togati e due giudici onorari, esperti di varie discipline. Un'idea innovativa, a suo tempo. Ma la società è molto cambiata. Orfani di guerra non ce ne sono più, ci sono invece molti figli di separati o bambini nati fuori dal matrimonio. Inoltre, nel settore della famiglia non opera solo il tribunale dei minori. A quello ordinario competono separazioni e divorzi. A quello dei minori, i bambini nati fuori dal matrimonio: c'è una diversa procedura per coppie sposate e coppie di fatto. Il tribunale dei minori si occupa anche di adozioni e di violazioni delle potestà genitoriali. Poi ci sono il giudice tutelare e il pubblico ministero."

 

 

Il tribunale dei minori non applica le regole del " giusto processo"?

 

 

" Mentre per il tribunale ordinario tutte le parti possono esprimersi e proporre perizie, nel caso del tribunale dei minori il contraddittorio spesso non esiste. Avendo i due esperti al suo interno, spesso non si fanno perizie. Così ci si limita ad acquisire i rapporti dei servizi sociali."

 

Quindi i genitori non possono dire la loro.

 

 

" Capita che alla prima udienza le parti non abbiano nemmeno visto i rapporti dei servizi sociali e il giudice prende le sue decisioni provvisorie senza che le parti possano opporsi. Decisione provvisoria che non e' impugnabile e dura nel tempo: mesi o anche anni. Penso al caso di due bambini maltrattati dalla madre. Il padre si rivolge al Tribunale dei Minori, che sottrae i bambini alla famiglia. Provvedimento "provvisorio" in corso da un anno. Ma quant'è un anno nella vita di un bambino?"

 

I figli di coppie di fatto finiscono più spesso in istituto?

 

 

" Il tribunale ordinario ricorre all'istituto solo in caso di provate e gravi violazioni. Per il tribunale dei minori, invece, che presume di rappresentare il bene del minore, questo esito e' molto più frequente. Esempio: coppia di fatto separata. La madre impedisce al padre di vedere il figlio, esibisce una vecchia contravvenzione al padre per guida in stato di ebbrezza. Su questa base il tribunale decide che il padre possa avere solo rapporti "protetti" con il bambino, cioè in presenza di un operatore sociale. Poi viene fuori che quella multa era un fatto occasionale e il tribunale toglie la protezione. Ma la madre continua ad opporsi alle visite paterne. I giudici decidono che entrambi i genitori non sono idonei e manda il bambino in un istituto."

 

Quando si dice "istituto", che cosa si intende?

 

 

"Dipende: il tribunale dei minori spesso affida il minore "al Comune di...". Possono essere abitazioni in cui i bambini vivono con gli operatori sociali. Oppure si può ricorrere all' affido in famiglie".

 

 

Bambini sottratti perché la casa e' inadeguata, il reddito familiare insufficiente, l'alimentazione scorretta : verità o esagerazioni giornalistiche?

 

 

Verità, purtroppo. A Milano una bambina dislessica e' stata tolta ai genitori perché giudicati incapaci di aiutarla: non si sarebbe potuto offrire loro un supporto? Davvero la bambina può stare meglio in istituto? Un bambino e' stato tolto alla madre abbandonata dal suo compagno e depressa. Ho letto e riletto il rapporto degli assistenti sociali: c'era scritto che la casa era in disordine, nient'altro. Ho letto rapporti su case "troppo piccole", su madri ritenute inidonee per depressione post partum: una donna sola che chiede aiuto ai servizi sociali corre dei rischi gravissimi".

 

Tutta colpa dei servizi sociali?

 

 

" I servizi sociali sono utilissimi, ma il loro compito va definito. Devono monitorare le situazioni, non esprimere giudizi. Sui loro rapporti non dovrebbe essere scritto :"la casa e' inadeguata" o "la madre è inidonea". Si limitino a riferire, il compito del giudizio non spetta a loro. C'è gente che vive nel terrore di questi giudizi, come quel padre che, qualche settimana fa a Roma, ha ucciso la moglie e i due figli disabili per timore dell'assistente sociale. A Parma una coppia si e' vista sottrarre due figli e l'assistente sociale ha detto loro: pensateci bene a farne un terzo, perché vi togliamo anche quello".

 

 

(..........) Ma i giudici non hanno tempo di verificarli, questi rapporti?

 

 

"Dovendo emettere subito un provvedimento provvisorio, spesso decidono prima di aver sentito i genitori. Ormai e' la norma. Anche perché i casi da esaminare sono moltissimi. L'altro giorno un giudice minorile mi ha detto che non nominava un perito per far prima e per non far spendere soldi alle parti".

 

Che cosa dice al riguardo la nuova legge?

 

 

"Spiega anzitutto chi sono questi assistenti sociali: ausiliari del giudice, quindi dovranno rispondere direttamente a lui. E si ridurrà la loro autonomia di decisione per le questioni quotidiane. Il pubblico ministero dovrà garantire il rispetto del contraddittorio e delle regole processuali. Ma la cosa importante è che al tribunale dei minori non competeranno più le questioni civili".

 

Sarà abolito?

 

 

"Restera' per i procedimenti penali a carico dei minori".

 

 

Il disegno di legge prevede anche un inasprimento delle pene a carico dei minori, un severo giro di vite nei confronti dei giovani che commettono reati.

 

 

"Si tratta di un altro disegno di legge, non e' quello di cui stiamo parlando. Sono sganciati e seguiranno iter diversi".

 

E per la materia civile?

 

 

"Passera' a sezioni specializzate istituite in ogni tribunale. Quattro o cinque giudici per ogni sede. Il collegio giudicante sarà composto di tre giudici togati".

 

 

Quindi spariranno i giudici onorari: psicologi, psichiatri...

 

 

"I giudici potranno avvalersi di consulenti esterni. Ma il compito del giudizio spetterà a loro. Dovranno avere una competenza specifica, almeno due anni di esperienza sul campo".

 

 

Nel testo si legge che a questi "magistrati può essere devoluta anche altra attività giudiziaria". Quindi non si occuperanno solo di minori. Non c'è il rischio che i processi rallentino?

 

 

"Tutto ciò è previsto affinché la riforma sia subito operativa. Non in tutti i tribunali possono destinare in esclusiva quattro o cinque giudici a queste sezioni specializzate, ne è possibile procedere immediatamente a nuove assunzioni. Intanto partiamo, col tempo ci si attrezzerà. Comunque è anche prevista un'accelerazione delle procedure: in caso di separazione, per esempio, non si attenderanno più sette, otto anni per l'affidamento dei figli. La causa si dovrà svolgere in quattro o cinque udienze. E fin dalla prima, tassativamente, le parti dovranno mettere il giudice in condizione di decidere per quel che riguarda i figli, presentandosi con un' ipotesi di "armistizio" e con un preciso progetto educativo per i loro figli".

 

 

E le adozioni?

 

 

"Passano anch'esse alle sezioni specializzate".

 

 

Quando potrebbe entrare in vigore la nuova legge?

 

 

"Fra poco comincerà la discussione alla Camera. Speriamo sia approvata entro fine anno".

 

 

Opposizione permettendo.

 

 

"Credo che questi temi non abbiano colore politico. Il sistema non ha funzionato e va cambiato. Chiarendosi innanzitutto sull'idea del bene del minore. L'articolo 1 della legge sull'adozione dice che il bambino ha diritto di crescere nella sua famiglia. Bisognerebbe fare il possibile, offrire tutti i sostegni perché ciò si realizzi. E invece il bambino viene allontanato dai genitori e spesso anche dagli altri familiari. Penso al caso di tre bambini, figli di una coppia non sposata. Il padre se ne va. Però c'è una nonna ancora giovane e giudicata validissima, disponibile ad aiutare la madre. Invece i bambini vengono mandati in tre istituti diversi. Come se lo Stato volesse disgregare i nuclei familiari".

 

 

Perché avrebbe tale interesse?

 

 

"Alcuni organi di stampa hanno azzardato l'ipotesi di un business degli istituti. Non ho elementi per sostenere accuse precise. Posso solo dire che gli istituti costano più di un sostegno diretto alla famiglia. E i casi in cui i bambini stanno meglio lì che a casa sono pochi. Il vero problema è ritenere lo Stato il miglior genitore possibile. Cultura espressa perfino nel rapporto tra insegnanti e famiglie: come se i genitori fossero in partenza incapaci e bisognosi di guida. Ma perché ? Un padre, una madre devono poter crescere i figli come vogliono! Anche nel disordine e nella stramberia, perché no? I rapporti affettivi, Luisa Muraro ha del tutto ragione, più di tanto non sono normabili".

 

 

 

Grande adesione alla manifestazione per la bi-genitorialità. pubblicata da Domenico Marigliano il giorno venerdì 7 ottobre 2011 alle ore 0.09 .

Diritto e Minori Per il diritto dei bambini alla bigenitorialità Grande adesione alla manifestazione per la bi-genitorialità Il 5 ottobre 2011 si è tenuta a piazza Montecitorio la prima manifestazione per il diritto dei bambini ai loro genitori. La manifestazione, promossa dal Movimento Femminile per la Parità Genitoriale, ha unito la protesta dei padri separati, vittime dirette insieme ai loro figli dell’attuale sistema, con quella delle nonne, dei nonni, delle mamme alle quali sono state sottratte i figli (con motivazioni futili), delle nuove compagne dei genitori separati e dei loro figli oggi adulti. In virtù di tale impostazione, riassunta dallo slogan lo slogan “no al femminismo, no al maschilismo, sì al figlismo”, la manifestazione ha per la prima volta riscosso una grande adesione: centinaia di persone, i senatori Cardiello, Casellati e Gallone ed il vice-presidente della Camera, Rocco Buttiglione, che si è intrattenuto a dialogare con i partecipanti. Numerosi partecipanti hanno pubblicamente denunciato, con toni anche accesi, l’incredibile sostanziale disapplicazione della legge 54 del 2006 sull’affido condiviso (ridotto ad essere una etichetta che nasconde il vecchio affido esclusivo) da parte di alcuni giudici che dovrebbero far rispettare le leggi, e le conseguenze devastanti che tale situazione di illegalità ha oggi per centinaia di migliaia di bambini. I politici hanno espresso il loro impegno a favore della riforma dell’affido condiviso, ricordando che la legge del 2006 venne democraticamente approvata a grande maggioranza e che la responsabilità civile dei magistrati sarebbe già stata sancita da un referendum approvato nel 1987 dall’80% dei votanti, ma rimasto disatteso. Vari partecipanti hanno denunciato il sistema delle false accuse (stimate ad essere oramai l’80% del totale delle denunce presentate nel contesto di separazioni), ovvero la tecnica di sottrarre i figli garantendosi l’impunità inventando calunnie il più possibile enormi contro l’altro genitore nella speranza che un po’di fango si attacchi, ed approfittando del tempo guadagnato per alienare i figli confidando che giudici disattenti non avranno il coraggio di tutelarli. Esistono casi incredibili di bambini abbandonati presso genitori che li ha coinvolti in false accuse di pedofilia. Il Maresciallo Fabrizio Adornato ha invitato ad avere il coraggio di denunciare anche gli abusi compiuti da parte di alcuni Giudici, nella speranza che numerose denunce vengano finalmente ascoltate. L’onorevole Rocco Buttiglione ha promesso di attivarsi per chiedere una commissione parlamentare di inchiesta, e suggerito come soluzione più efficace nell’immediato di interessare gli organi di auto-controllo della magistratura. con l'onorevole Pier Paolo Zaccai presidente del movimento nazionale italia garantista per i diritti umani. La persona che hai taggato riceverà un notifica e potrà vedere la foto e il relativo album. Ulteriori informazioni 0000 Nome:Indirizzo email (facoltativo): OK AnnullaPremi Invio per applicare o Esc per annullare.La persona che hai taggato riceverà un notifica e potrà vedere la foto e il relativo album. Ulteriori informazioni Gli interventi verrano trasmessi su Radio Radicale. Antonella Flati, ideatrice della manifestazione, ha letto il documento ufficiale: LA BIGENITORIALITA’ SALVA LE FAMIGLIE Genitori uniti contro la malagiustizia Mamme e papà, nonne e nonni, movimenti e cittadini, mondo accademico e associazioni forensi per protestare contro la malagiustizia familiare dei tribunali civili Manifestazione nazionale a Roma, piazza MontecitorioMercoledì 5 ottobre, ore 13 – 18 Oggi in Italia centinaia di migliaia di bambini, mamme, papà, nonne e nonni, vengono separati di fatto dai loro affetti più cari a causa di una applicazione distorta della normativa vigente e dei gravi pregiudizi che inquinano tribunali ed operatori socio-giudiziari. Il risultato di queste prassi è sotto gli occhi di tutti: - 950.000 genitori separati che possono vedere i figli soltanto poche ore a settimana, - 150.000 mamme o papà che hanno perso ogni contatto con i propri bambini, - 32.000 bambini tolti ai genitori e collocati in case famiglia, spesso con motivazioni risibili - 100 omicidi/suicidi ogni anno causati da un sistema che esaspera la conflittualità. Il disagio sociale generato dalle separazioni, dall’impoverimento dei soggetti coinvolti, dalla contesa dei figli e dagli attriti che ne derivano richiede misure efficaci, urgenti, concrete. I partecipanti alla manifestazione nazionale del 5 Ottobre 2011 “La Bigenitorialità salva le famiglie. Genitori uniti contro la malagiustizia” comunicano alle Istituzioni di chiedere: ■l’abolizione delle competenze civili dei tribunali minorili; ■la costituzione di un Tribunale specializzato in materia di Famiglia, con alta formazione dei suoi operatori, per evitare la parcellizzazione fra giudici ordinari, minorili, onorari e tutelari. ■la concreta applicazione dell’affido condiviso, rispettando il dettato del Legislatore, il voto del Parlamento e la volontà popolare e non le resistenze di chi non riesce ad abbandonare il solco dell’affido esclusivo. ■l’adeguamento della normativa sulla responsabilità civile dei magistrati, nel senso di una diretta e concreta punibilità in caso di negazione di giustizia, con o senza dolo e/o colpa grave; ■un concreto ridimensionamento del ruolo e dei poteri dei servizi sociali; ■la garanzia del Diritto alla difesa, attraverso la videoregistrazione delle audizioni dei componenti delle famiglie prese in carico; ■SEMPRE il contraddittorio tra genitori in ogni sede giudiziaria, non consentendo MAI l’assunzione di decisioni “inaudita altera parte” in materia di affidamento dei figli; ■il riconoscimento dell’incompatibilità tra il ruolo di CTU e quello di CTP; ■una effettiva turnazione per la nomina dei CTU, venga effettuata all’interno dell’elenco di operatori disponibile in ogni tribunale, e che tale elenco sia facilmente accessibile al pubblico; ■la necessità di accordi concepiti in un contesto privo di attriti, pertanto riconoscere la legittimità dei patti pre-matrimoniali; ■la riforma del Gratuito Patrocinio, rendendolo accessibile in base al reddito disponibile dei richiedenti, e non più in base al reddito nominale ; ■la riduzione dei tempi che attualmente intercorrono tra separazione e cessazione degli effetti civili del matrimonio attraverso la riforma della legge L. n. 898/1970 (c.d. legge sul divorzio), per consentire a coloro che vogliano lo sciogliEvento Nazionale Bigenitorialità-Montecitorio Sostengono con la loro presenza la manifestazione in difesa dei diritti della famiglia. Il Senatore Franco CARDIELLO L‘Onorevole ANTONIO GUIDI Vengono da tutt’Italia a manifestare contro un sistema e delle leggi inapplicate a tutela dei miniri e per un rapporto di condiviso effettivo..contro il parassitismo degli ex coniugi ..contro la P.A.S…Abusi dei minori nelle sedi di accoglimento dove vengono collocati dopo essere stati RAPITI dai propri genitori. .SALVIAMO LA FAMIGLIA. Uniamo mamme e papà, nonne e nonni, associazioni, movimenti e cittadiniper sostenere e proteggere la famigliaNella storia dell’umanità la famiglia e la genitorialità hanno sempre avuto un ruolo essenziale, sia sociale che morale. Negli ultimi decenni si è assistito a uno svilimento dell’autonomia e del ruolo fondamentale della famiglia e della genitorialità. Si assiste al dramma …di centinaia di migliaia di bambini, mamme, papà, nonne e nonni, separati di fatto dai loro affetti più cari con gravissime conseguenze, anche estreme. Le principali cause di tale degrado sono: * Incompetenza dei servizi sociali, sia al punto di vista della formazione che della funzione.* Perizie psichiatriche di natura soggettiva che vanno a discapito della verità oggettiva.* Un tribunale dei minorenni istituito nel periodo fascista che non rispetta di fatto i principi costituzionali del giusto processo e del contraddittorio. Il sistema attuale è incapace di ascoltare e gestire la naturale conflittualità e problematiche della famiglia moderna. Ma in un paese normale, chi si occupa di famiglie, ha il dovere di ascoltare le istanze della società civile che è fondata sui legami familiari. Prima ancora dei diritti civili vengono i diritti umani e naturali di godere dell’affetto e della possibilità di comunicare, abbracciare e baciare i propri cari. Questo diritto naturale e fondamentale di ogni bambino viene negato. Con questa manifestazione nazionale desideriamo manifestare il nostro disagio di mamme, papà, parenti e comuni cittadini. Desideriamo unire tutti i cittadini, le associazioni, i movimenti e i semplici cittadini per sostenere e proteggere la famiglia, aldilà delle contrapposizioni ideologiche e di genere. Vogliamo che la nostra voce venga ascoltata e richiamare la politica e la società verso lo scopo comune di salvare la famiglia. Prossimo Evento davanti al CSMmento del vincolo coniugale di potervi accedere direttamente senza l’obbligo della separazione legale.

LA MALAGIUSTIZIA MINORILE SOVVRAPOSTA ALLA MALAGIUSTIZIA PENALE

pubblicata da Domenico Marigliano il giorno giovedì 6 ottobre 2011 alle ore 22.15

 

 

 

Riduzione in suicidio da parte dei servizi sociali sul posto di fornire

l'assistenza prevista dalla legge

 

 

Responsabilità congiunta della

Procura ordinaria, del tribunale dei minori, dei servizi sociali e dei gestori

degli istituti "centro L'Aurora" di Lecce e "centro Il Sipario" di Gravina di

Puglia nella morte della bambina

 

 

Nel mese aprile 2007 la bambina Carmela di 13 anni era scomparsa da casa,

dopo pochi giorni è stata trovata dal padre nello stato di intossicazione dalle

sostanze stupefacenti, somministratole forzatamente da una banda dei criminali,

tra cui sia magiorenni sia minorenni, con lo scopo di violenza carnale. Genitori

hanno regolarmente querelato il fatto, però le attività giudiziarie hanno omesso

di attivarsi con le indagini e di punire criminali in fraglanza di reato. La

bambina non ha avuto alcun tipo di sostegno dai servizi sociali, anzi, ha

ricevuto continui umiliazioni e maltrattamenti psicologici. In più, assistenti

sociali hanno deciso di allontanare la bambina dai genitori con lo scopo di

imbottirla dei psicofarmaci di nascosto dai genitori. Nessuno sa quali

trattamenti ha ricevuto la bambina nella struttura dove è stata rinchiusa dietro

alle porte chiuse (le tracce degli psicofarmaci sono stati trovati nel sangue il

che attesta la loro somministrazione illegale e abusiva, si chiede: con quale

scopo la bambina veniva stordita con gli psicofarmaci - con lo scopo di

ulteriori violenze carnali???), visto anche che ha tentato di fuggire ben due

volte, comunque, un giorno, nello stato di desperazione profonda, imbottita di

psicofarmaci, la bambina si è buttata gù dalla finestra del settimo piano.

 

Istituti di detenzione della bambina sono stati: Centro “L’Aurora” di Lecce e

il centro “Il Sipario” di Gravina di Puglia.

 

I genitori della bambina hanno creato l'associazione "Io sò Carmela" e hanno

seguenti siti:

 

http://blog.libero.it/iosocarmela

http://www.iosocarmela.org/

 

http://www.iosocarmela.net/

La pagina creata su Facebook, che conta più

di 5000 membri: http://apps.facebook.com/causes/340660/51843734?m=e5767d02 -

GIUSTIZIA PER CARMELA 13 ANNI VIOLENTATA DAGLI "UOMINI" ... UCCISA DALLO "STATO"

 

 

Contatto coi genitori: 393471701292 (sig. Alfonso Frassinati, padre),

info@iosocarmela.net

 

Articolo "Carmela, 13 anni, suicida dopo la violenza -

I genitori:

noi, in cerca di giustizia ma abbandonati"

 

di Vincenza de Iudicibus

 

(pubblicato sui siti dei genitori)

 

ROMA (13 agosto) - Sono passati sedici mesi da quando Carmela volò dal

settimo piano di un palazzo nel popoloso quartiere Paolo VI di Taranto. Subito

si parlò di suicidio. Ma il gesto della ragazzina, 13 anni appena, fu il tragico

epilogo di un periodo di grande sofferenza cominciato alcuni mesi prima.

Allontanatasi da casa a novembre del 2006, Carmela era stata trovata dopo

quattro giorni dal padre, Alfonso Frassanito. Le visite in ospedale rivelarono

che la bambina era stata drogata con anfetamine e violentata. Un punto di non

ritorno per Carmela la cui vita, come dice Frassanito, «è stata breve e

sfortunata».

 

Carmela. Aveva perso il papà quando aveva appena un anno, poi la mamma Luisa

Maiello si era sposata con Alfonso, venditore al mercato, che a Carmelina aveva

voluto sempre bene come fosse figlia sua. Luisa e Alfonso le avevano regalato

anche due fratellini. E’ lui a ripercorrere gli ultimi mesi di vita di “sua

figlia”. Dall’allontanamento da casa al volo dal settimo piano in cui lei se ne

andò per sempre.

«Carmela aveva denunciato i suoi

aggressori, alcuni minorenni e un maggiorenne – dice – Contro la volontà mia e

di sua madre, era subito partita la procedura per affidarla al centro “L’Aurora”

di Lecce. Ci dissero di fidarci, che la bambina sarebbe stata in buone mani.

Notammo dopo un po' di tempo che qualcosa non andava. Carmela in quel posto non

ci voleva stare, avrebbe preferito stare a casa con noi, ma non era solo questo.

I medici ci assicuravano che tutto era sotto controllo. Solo dopo avremmo

scoperto che in realtà la bambina era stata sottoposta a una cura di

psicofarmaci. Che da quel posto era scappata due volte». Dopo

 

circa tre mesi Carmela viene trasferita al centro “Il Sipario” di Gravina di

Puglia:

«Qui sembrava che le cose andassero

meglio. I medici ci avevano però confermato, dopo l’arrivo delle cartelle di

Carmela da Lecce, che la bambina era stata sottoposta a una cura di psicofarmaci

e che non si poteva smettere d’un colpo. Che avrebbero dovuto diminuire le dosi

poco a poco. Nel fine settimana andavamo a prenderla e la portavamo a casa. Ero

io stesso a darle i farmaci: En e Haldol».

 

 

Poi, la domenica del 15 aprile 2007, Carmela disse che andava al bagno. E

invece volò dal settimo piano di casa sua: «Si è sempre detto che è stato un

suicidio – dice Frassanito – Il corpo in strada era lontano dal palazzo, il che

non sarebbe accaduto se si fosse trattato di una caduta. Ma noi non escludiamo

che possa anche essere cascata giù, era sempre così stordita dai farmaci che

prendeva. E poi una delle sue scarpe fu ritrovata al quarto piano del palazzo.

Il che fa pensare che il suo corpo possa aver urtato durante la caduta».

 

La mamma e il papà di Carmela non si rassegnano, vogliono che sia fatta

giustizia: «Ma le istituzioni ci hanno abbandonato», dicono. Prima dei quattro

giorni lontano da casa Carmela aveva raccontato ai genitori dell’interessamento

nei suoi confronti da parte di un giovane sottufficiale della Marina. Ma nei

suoi confronti la polizia non aveva trovato riscontri per avviare un

procedimento penale. «Lui aveva ammesso di aver incontrato la bambina diverse

volte – dice Frassanito – Salvo poi ritrattare in sede di interrogatorio. Lo

vedevamo davanti alla scuola media Frascolla, sempre accanto a ragazzini.

Continuava a passare sotto casa nostra, per noi era una provocazione. In città

era conosciuto come "il pedofilo di San Vito". Con lui sono arrivato più volte

anche allo scontro fisico. Diverse persone dissero di averlo visto varie volte

vicino a nostra figlia».

 

Saranno sottoposti a processo il prossimo 1 ottobre due dei minorenni

denunciati, le cui confessioni sono state però «camuffate come prestazioni

consenzienti. Molto probabilmente - dice il papà di Carmela - Si concluderà con

una condanna ridicola, facendo passare ancora una volta Carmela come quella che

“ci stava”, mentre era solo una bambina». In tutta questa dolorosa vicenda il

padre di Carmela dà la colpa alle istituzioni per la loro lentezza, e ai medici

di quell’istituto in cui Carmela era stata rinchiusa, che le avrebbero

somministrato pesanti dosi di psicofarmaci. «Strano è che l’autopsia non abbia

riscontrato l’uso di quei farmaci, la cui somministrazione a Carmela è

ampiamente dimostrata dalla presenza di documenti scritti», dice.

 

Per i genitori di Carmela la lotta continua. «Non potevamo restare a guardare

gli aggressori di nostra figlia che giravano liberamente. C’era poi chi aveva

accusato me di chissà quali azioni, non essendo io il padre naturale di

Carmela». Quindi la decisione di lasciare Taranto e trasferirsi a Napoli, città

in cui la mamma di Carmela era nata e dove con difficoltà assieme al marito e

alle due bimbe tenta di ricominciare. «Carmela non può essere dimenticata. E se

le istituzioni non daranno la risposta che ci si aspetta non abbimo intenzione

di arrenderci».

 

L’associazione “IoSòCarmela”. Il 15 aprile 2008, un anno dopo la tragedia,

Alfonso e Luisa decidono quindi di dare vita all’associazione “IoSòCarmela”,

come la frase che la ragazzina pronunciava quando voleva attirare l'attenzione.

L'associazione si occupa della tutela dei diritti umani e civili della famiglia

e dei minori: «Questa tragica esperienza ha fatto nascere in noi la voglia di

lottare ad ogni costo per ottenere giustizia e dare un senso alla morte di

nostra figlia Carmela, di mettere il nostro vissuto a disposizione delle

purtroppo tantissime altre Carmele e delle loro famiglie, affinché non accada

più quello che è successo a noi». In collaborazione con il comitato Giù le mani

dai bambini abbiamo aderito al progetto, “scuole protette”. A settembre

partiremo nel teritorio di Napoli per avviare dei sondaggi ed elaborare progetti

diversi secondo le esigenze dei vari istituti. L’11 ottobre a Napoli terremo

invece uno spettacolo presso il teatro Totò, in cui sarà rappresentata una

storia di abusi su minori della compagnia teatrale “La Fiumara” di Firenze. Sarà

un’occasione per farci conoscere, presentarci al pubblico. Sul sito internet

dell’associazione è stata poi avviata una petizione dal titolo “Controlliamo i

controllori”, che ha lo scopo di proporre una sorta di Osservatorio nazionale

che vigili e controlli i servizi sociali, affinché vengano garantiti con i fatti

tutti i diritti umani e civili che molto spesso vengono calpestati proprio da

coloro che sono preposti alla loro tutela. «La funzione principale di questo

Osservatorio - si legge - deve essere quella di vigilare e controllare la reale

professionalità degli addetti di questo servizio ed il regolare e doveroso

rispetto della giustizia e dei diritti umani e civili delle famiglie e dei

minori, e nei casi in cui venga riscontrato il contrario, denunciare subito

quanto riscontrato alle sedi preposte per prendere i provvedimenti del caso».

 


 

 

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Contatti

Socialeitaliagarantista

una storia tutta italiana o meglio dire una vergona della giustizia italiana nei confronti di minori e familiari.

pubblicata da Domenico Marigliano il giorno domenica 23 ottobre 2011 alle ore 17.51
 

Erano una famiglia, ora non lo siano più. Avevano una figlia, ora non sanno più se è ancora la loro figlia. Avevamo la speranza di un futuro migliore del passato, ma il presente li ha lasciato la disperazione e la certezza di un futuro rovinato da chi avrebbe dovuto tendergli la mano e, invece, li hanno inferto un colpo durissimo.

 

Sì, la realtà dei servizi sociali e precisamente con il servizio TUTELA MINORI e CURA della FAMIGLIA . Il nome avrebbe dovuto essere una garanzia,ma lo è stato solo di nome, e non di fatto.

 

 

 

Speravano di riavere la loro figlia in modo semplice dopo le relazioni tutte ottime dei servizi sociali ,ma non è stato così. Speravamo di avere rapporti costanti con la loro figlia, ma gli è stata allontanata in modo disumano. Speravamo,in un secondo tempo, di poter collaborare con la giustizia e il tribunale , ma gli è stato impedito e non hanno mai capito il perchè.

 

 

 

Si SONO sentiti traditi e da quel giorno in cui gli hanno strappato la figlia, hanno commesso errori di rapirla ma chi genitore non lo avrebbe fatto credo tutti quelli che amano i propri figli, ma per questo tribunale di bologna e per le tutrici no loro sono delinquenti anzi (voglio far capire che i delinquenti sono piu' tutelati da questo tribunale vedi il caso franzoni), mentre i camparini sono peggio dei mafiosi sono peggio di al capone e chi ne ha piu' ne metta per questo tribunale non so cosa pensare in merito ad un tribunale dove un giudice puo' continuare a svolgere le sue attivita' essendo iscritto nel registro degli indagati

 

la domanda che i conuigi camparini si chiedono Dov'è la nostra famiglia ? Cosa prova adesso nostra figlia per noi ?

 

ANCHE ieri hanno rivolto questa domanda anche al sottoscritto che e' stato a casa loro con i miei figli, e ho trovato una mamma energica e un ambiente familiare unito, ma si sentiva che in quel ambiente mancava la cosa necessaria mancava ANNA GIULIA la luce degli occhi di mamma Gilda e papa' Massimiliano.

 

diritti dei bambini come persone no come merce di scambio per una poltrona o per fare soldi vogliamo la vera giustizia equa.

pubblicata da Domenico Marigliano il giorno lunedì 17 ottobre 2011 alle ore 23.44
 

Sono arrabbiato che ci sono sempre più inquietanti sentenze dei tribunali dei minori creando casi di sequestri di stato puri facendo cadere una intera comunità in un sconforto disumano sentenze che non portano rispetto , tutto questo mi porta a pensare che oggi giorno non ci sia piu' una giustizia giusta, ma esista una giustizia fasulla che cerca solo al potere e al Dio denaro, pensare che non siamo piu' nel medioevo ma bensi' siamo nel 21 ° secolo.

Esempi di erosione sottile e frantumazione del rispetto fondamentale e l'apprezzamento della diversità apparente nei rapporti sullo scioglimento DI FAMIGLIE , con aggressioni, con scritti e parole nei confronti di padri e madri da parte di assistenti sociali, giudici e mass- media , educatori dove con queste azioni tolgono figli a famiglie che cercano di tirare avanti in un mondo che e' attanagliato da una crisi mondiale economica. Queste persone con le loro azioni non fanno altro che prendere un bambino e strapparlo alla propria famiglia, al proprio nucleo familiare , mettendolo in istituti che sono mantenuti dai nostri soldi ,con le nostre tasse, col nostro sudore e molte volte anche con il nostro sangue. Le nostre istituzioni NON FANNO ALTRO OGGI CHE PENSARE solo ed esclusivamnete a GUERRE -SOCIO-ECONOMICHE, con i comuni che non rispettano gli obblighi alloggio obbligatorio come dice la legge , ma solo ed esclusivamente per extracomunitari che per diperazione vengono in Italia per cercare una nuova vita ,ma tutto questo fa si che i nostri concittadini le nostre famiglie vengono messe in secondo piano, non capisco!

A tal fine, faccio appello a tutti i POLITICI di relazioni umane a livello provinciale e locale, così come veri fautori e sostenitori della giustizia vera, di essere uniti e portare avanti azioni che riportino equilibrio nella nostra societa' ma sopratutto nelle famiglie che soffrono, aiutandole con azioni e progetti , aiutandole nel sociale, nelle loro case e con la propria famiglia no a distruggerla togliendo i figli a padri e madri ,facendo solo il gioco della magistratura e del bussines delle case famiglia . Abbiamo bisogno di tutte le mani sul ponte. Abbiamo bisogno di voi ora per essere attivi e vigili per aiutarci guarire le ferite dolorose e di dolorose!

dipartimento sicurezza movimento italia garantista

commissario nazionale Domenico Marigliano

 

Malasanità e malagiustizia: chi paga e chi no

pubblicata da Domenico Marigliano il giorno venerdì 7 ottobre 2011 alle ore 17.38
 

 

Malasanità e malagiustizia: chi paga e chi

no

 

 

 

 

 

da: www.giustiziagiusta.info

 

 

 

 

 

 

Malasanità/Malagiustizia:

chi paga, chi no

Scritto da Mauro Mellini e Alessio Di Carlo

mercoledì

04 giugno 2008

 

...“L’Espresso” dedica la copertina ed un ampio

servizio alle azioni giudiziarie che pazienti che sono o si ritengono vittime

degli errori dei medici intentano nei confronti di questi ultimi. E fa cifre,

anche per ciò che riguarda i costi dei contratti di assicurazione che oramai i

sanitari, gli ospedali e le cliniche stipulano a copertura del rischio

rappresentato da siffatti incidenti e dalla responsabilità civile che ne deriva.

Quanto vi si legge è impressionante, ma più impressionanti sono alcuni

considerazioni che se ne dovrebbero trarre. Basta la cifra delle cause che i

clienti hanno mosso ai medici: trentamila.

 

Se un medico sbaglia e

danneggia il cliente è chiamato, dunque avanti ad un giudice che dovrà stabilire

se il danno c’è stato e se è dipeso effettivamente da un errore inscusabile del

sanitario convenuto in giudizio e della struttura ospedaliera, per la sua

organizzazione ed anche per il fatto stesso di avere alle sue dipendenze il

medico che ha combinato il guaio.

 

Se c’è un contratto di

assicurazione, buon per loro. Se c’è da pagare pagherà la Compagnia. Il medico

risponderà comunque penalmente se l’errore e le sue conseguenze siano tali da

concretare un reato.

 

Su tutto deciderà il giudice che, in genere, si

rimetterà al parere di un consulente tecnico, cioè di un altro sanitario di

livello tale, si spera, da far ritenere il suo giudizio al di sopra di ogni

sospetto. Ma l’ultima parola spetta ai magistrati, specie per quel che riguarda

il quantum del risarcimento, ma anche per altri aspetti della vertenza, quale il

nesso di causalità, il grado della colpa, l’incidenza di un eventuale caso

fortuito sulla produzione del danno, etc. etc.

 

Cose note, dunque

e meno note. Ma che accadrà se a sbagliare, anziché il medico, sia il giudice

(ed, eventualmente, il consulente da lui nominato). Niente. Non succederà

niente. Chi sbaglia paga. Ma chi sbaglia nello stabilire se c’è sbaglio e se

s’ha da pagare, non paga.

 

Non paga se si tratta dello sbaglio

professionale di un altro (del medico). Non paga se sbaglia su qualcos’altro, ad

esempio mandando in galera un poveraccio innocente, se libera e manda assolto un

reo confesso, se strappa i bambini ai genitori per via di un disegno

“disinibito” attribuito ad uno dei piccoli. Non paga e basta. A meno che

l’errore non sia un errore, ma un delitto. In tal caso a pagare, si direbbe, è

il delinquente, se paga, non il magistrato.

 

 

Il paragone tra le

due categorie, con limiti giuridici e incidenze di fatto delle rispettive

responsabilità (o irresponsabilità) professionali è sconcertante e tale

 

da dare di per sé una risposta allarmante ad interrogativi che quotidianamente

il cittadino deve porsi di fronte a casi di errori giudiziari con conseguenze a

volte catastrofiche.

 

Giorni fa, conclusa (così si spera) con il ritorno a

casa dei due fratellini strappati ai loro genitori e mandati in istituti per un

disegno di un rapporto sessuale (che appariva) fatto da uno di loro, a seguito

dello schiamazzo scandalizzato della maestra e poi del rapporto (chi sa come

infarcito di neologismi pseudopsicologici) di un assistente sociale, con

provvedimento di un giudice minorile, il Capo dell’ufficio del saggio

dispensatore di giustizia, rassicurava il pubblico in un’intervista affermando

che il magistrato aveva agito in perfetta buona fede ed al fine di tutelare

l’interesse dei due minori (i quali, probabilmente, porteranno per tutta la vita

le conseguenze traumatiche di questo autentico Kidnapping giudiziario patito

nella loro infanzia).

 

Se un dirigente di un ospedale in cui si fosse

asportato il rene destro anziché quello sinistro ad un paziente, avesse cercato

di rassicurare il pubblico, rilevando che il chirurgo distratto aveva agito in

perfetta buona fede ed al fine di salvaguardare la vita e la salute del cliente,

lo stesso intervistatore gli avrebbe sbattuto il microfono sulla

testa.

 

E, poiché abbiamo parlato dell’assicurazione, che grava, come ci

spiega “L’Espresso” con cinquecento milioni annui di premi assicurativi

incassati dalle Compagnie sul costo della Sanità, dobbiamo ricordare che, quando

nel 1988 fu varata la legge cosiddetta sulla responsabilità civile dei

magistrati (in realtà la legge per annullare l’esito del referendum con il

quale, a larghissima maggioranza, l’elettorato si era pronunziato contro ogni

limite ed impedimento alle azioni di responsabilità per danni contro di loro)

quasi per una sfida alla pubblica opinione, per un ulteriore grido di dolore

contro l’aggressione subita mettendoli a rischio di dover pagare i loro

eventuali errori, molti magistrati contrassero una polizza di copertura della

loro responsabilità professionale secondo la nuova legge, polizza appositamente

messa a punto da varie Assicurazioni.

 

Una assicurazione per la quale

nessuna Compagnia ha dovuto sborsare un solo centesimo di euro o di

lira.

Le pochissime azioni di responsabilità promosse contro magistrati

sono state tutte dichiarate inammissibili nella fase preliminare prevista dalla

legge. Da moltissimi anni nessuno ha più neppure provato a farsi risarcire per

non andare incontro a dover pure pagare le spese.

 

I contratti di

assicurazione stipulati dai magistrati, ammesso che per punto preso (a Roma si

direbbe “pe’ tigna”) ancora qualcuno si ostinasse a pagare quel piccolo tributo

alla protesta della categoria, sarebbero da considerare nulli per inesistenza

del rischio assicurato.

 

 

Malasanità e malagiustizia. Due mali

diffusi in Italia. Dove però sembra che ce ne sia solo uno, il primo. Del

secondo si parla poco, sottovoce e quasi sempre a vanvera. Del primo si cercano

i colpevoli e si chiede loro di pagarne i danni, del secondo sembra che la colpa

sia degli astri. E di chi ne vuole parlare. Cercare i colpevoli può infatti,

essere pericoloso. Per il caso Tortora a dover pagare i danni è stato solo Lino

Jannuzzi: per aver scritto qualcosa su chi Tortora lo aveva messo in galera. E

buon per lui che il Presidente della Repubblica lo ha

graziato.

 

Questa è l’Italia

 

 


 

 

PERCHÉ NON VI SIANO PIÙ BAMBINI ORFANI CON GENITORI IN VITA

pubblicata da Domenico Marigliano il giorno martedì 25 ottobre 2011 alle ore 18.32
 

PERCHÉ NON VI SIANO PIÙ BAMBINI ORFANI CON GENITORI IN VITA

PSICOLOGI PSICHIATRI ASSISTENTI SOCIALI HANNO IL POTERE DI FAR PORTARE VIA I TUOI BAMBINI !!!Se fanno un rapporto sulla tua famiglia, anche sostenendo circostanze NON corrispondenti alla realtà, il giudice potrebbe toglierti il bambino senza nemmeno parlare con te e senza che tu possa fare niente per difenderti.Basiglio: due bambini sottratti ai genitori per un disegno sconcio fatto da un altra bambina.Merano: un bambino sottratto al papà perché “non riesce a essere emotivamente vicino al figlio”.Trento: un bambino tolto alla mamma per “comportamenti troppo accuditivi, protettivi o possessivi”.Vicenza: due bambini tolti ai genitori in contrasto con le prove oggettive perché “le statistiche dicono che...” E potremmo continuare con migliaia di casi simili... NESSUNA FAMIGLIA È AL SICURO !!!Un genitore di fronte a psicologi, psichiatri e assistenti sociali, può ritrovarsi accusato di colpe mai commesse, sulla base di opinioni soggettive proclamate come parere “medico” o “scientifico”. In Italia circa 32000 bambini sono stati allontanati dai loro genitori. Nella gran parte dei casi (circa l’80%) il motivo era “incapacità e metodi educativi non idonei” o “impossibilità dei genitori a seguire i figli”. Queste motivazioni hanno aperto le porte a innumerevoli violazioni della legge e dei diritti.OGNI BAMBINO SOTTRATTO AI GENITORI COSTA ALLO STATO MIGLIAIA DI EURO AL MESE !!!Oltre al danno economico, c’è anche un altro problema: un bambino e una famiglia con un trauma che non si potrà mai più cancellare.

 

Magistrati disapplicano leggi e Costituzione, abusi sui cittadini e figli. Discutiamone disonestà

pubblicata da Domenico Marigliano il giorno martedì 25 ottobre 2011 alle ore 18.11
 

TRIBUNALE DEI MINORI DI NAPOLI = ARMA DI DISTRUZIONE FAMILIARE, LUOGHI DI ANNULLAMENTO DEI PADRI

 

 

 

 

TRIBUNALE DEI MINORI DI NAPOLI = ARMA DI DISTRUZIONE FAMILIARE, LUOGHI DI ANNULLAMENTO DEI PADRI

 

 

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NON ABBIAMO ALCUNA FIDUCIA NELLA MAGISTRATURA CHE VIOLA MANIFESTAMENTE IL DIRITTO: tiriamo fuori il conflitto dei genitori dai tribunali civili e minorili che lucrano sui minori: usano motivazioni false ed inesistenti nella realtà fenomenica

 

LEGALIZZAZIONE DEL SEQUESTRO DEI BAMBINI, SECONDO L’ASSURDO ILLEGALE PRINCIPIO CHE INTERESSE DEL FIGLIO È NEGARGLI IMMOTIVATAMENTE IL PADRE, SEQUESTRANDOGLIELO ED INSEGNANDO A MANCARGLI DI RISPETTO (P.A.S.), NONCHE’ INNESCANDO DOLOSAMENTE IL DISAGIO E L’ODIO IRREPARABILE TRA I COMPONENTI FAMILIARI - BASTA LASCIARE LA MADRE ALIENANTE LIBERA INDISTURBATA DI RECIDERE IL LEGAME PATERNO, RENDENDO PADRE E FIGLI ESTRANEI E FUTURI INCOMUNICATIVI NEMICI.

 

 

NON POTENDO INTERVENIRE SUL CSM, DOBBIAMO INTERVENIRE SULLE LEGGI UNA AD UNA PER ELIMINARE QUEI CRITERI DISCREZIONALI EFFETTO DEI VUOTI LEGISLATIVI E DELLE OMISSIONI USATI DALLA DITTATURA, PER CUI LA BILANCIA DIPENDE DA CHI LA TIENE IN MANO, A SECONDA DI COME E' FATTA LA BILANCIA DI QUEL GIUDICE.

La legge DISAPPLICATA impedisce la DIFESA DEI PADRI dall’ALTERAZIONE del SISTEMA GIUDIZIARIO in materia di famiglia, dalle FEMMINE DELINQUENZIALI, dalle MAGISTRATE SESSISTE, dai VECCHI PROTETTORI EX-PADRONI PENTITI, dai BIGOTTI, dai SEMI-MASCHI CORTIGIANI IN DIVISA, dai MILLE INGIUSTI PRIVILEGI DI CUI GODONO INCOSTITUZIONALMENTE le donne.

 

 

Paradosso : La vostra richiesta di giustizia si volge agli operatori che assecondano manifestamente i desideri irrazionali della madre, le cui “resistenze culturali” (ndr. tendenze ed opinioni personali non terze) sono favorite da oggettive difficolta`di lettura del testo, profittando della mancanza in alcuni fondamentali passaggi riguardanti la inequivoca prescrittivita`delle norme.

A TAL PUNTO IL CITTADINO SI ACCORGE CHE TUTTE LE TASSE PAGATE IN UNA VITA SONO STATE LETTERALMENTE RUBATE DA UNO STATO IN CUI E’ IMPOSSIBILE IDENTIFICARSI

Solo perchè MASCHI sarete CRIMINALIZZATI, DERUBATI, DISCRIMINATI e DISTRUTTI mediante semplici pretesti istigati proprio dai giudici.

dimenticavo: DIFENDETEVI DALLA DITTATURA GIUDIZIARIA, COMPRATE A DEBITO E FATE SCOMPARIRE LE SOSTANZE, assegneranno alle mogli debiti che non pagherete se non vi danno i figli!

 

 



Read more: http://www.sicurezzaitaliagarntista.it/

 

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27.11.2011 15:25

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27.11.2011 15:22

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27.11.2011 15:21

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27.11.2011 15:18

Art. 595 codice penale DIFFAMAZIONE...

Art. 595 codice penale DIFFAMAZIONE... pubblicata da Pier Paolo Zaccai il giorno sabato 16 luglio 2011 alle ore 8.06   Art. 595 del Codice penale: Chiunque comunicando con più persone, offende altrui reputazione, è punito con la reclusione fino ad un...